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“Il paesaggista deve installare la vita!”

Questo è ciò che Sophie Agata Ambroise persegue nel suo lavoro di progettazione. La paesaggista francese, operante da anni con sede a Lugano, ci racconta con grande semplicità ed altrettanto pragmatismo il suo metodo, generosa di dettagli tecnici ma anche emotivi, lasciando trasparire dal racconto dei suoi interventi sia la sua filosofia di lavoro che i retroscena di cantiere. Una narrazione sincera, a tutto tondo.

Sophie vede nel passaggio fisico e mentale da margine urbano a paesaggio il “motto” di cui necessita la contemporaneità. In un mondo globalizzato infatti, l’unico vero limite è costituito dalla biosfera: è l’intero pianeta a dover essere curato, rispettato, e ognuno deve fare la sua parte. Il paesaggio non può più essere qualcosa da contemplare, da tenere a distanza, da irregimentare; va invece vissuto, accolto, svelato, attraverso il dialogo con la natura e l’identità dei luoghi. L’Ambroise, attraverso i suoi progetti, ci invita ad entrare nella tela e considerare il paesaggio come un organismo vivente, in cui l’acqua è il sangue che a tutto porta nutrimento e in cui tutto è collegato, a formare un reticolo di vita da rispettare e rigenerare.I suoi progetti si aprono alla popolazione, che viene coinvolta nella costruzione di nuova vita, sociale ed ecologica. E’ il caso del progetto di riqualificazione della foce del Cassarate, sul lago di Lugano, attualmente in via di realizzazione. Il fiume fu contenuto con argini artificiali nel 1905, senza annullare il pericolo di esondazione, ma anzi accentuando dapprima il divario tra la città vecchia e la nuova periferia, per poi, con lo sviluppo urbano, rappresentare un margine che non permetteva la fruibilità delle sponde né i cicli ecologici originari. Sophie, dopo l’approvazione diretta del progetto tramite referendum, è riuscita letteralmente a “buttare giù i muri” e accogliere il paesaggio, prevedendo la rinaturalizzazione di una sponda e la pedonalizzazione dell’altra attraverso terrazzamenti minerali. Le soluzioni progettuali trovate, dopo un attento studio dei rischi di esondazione, permetteranno di vivere la foce a prescindere dal livello dell’acqua. Puntuale lo studio del comportamento dei materiali usati, rigorosamente locali, a voler ricostruire sensazioni tattili e motorie del fiume. Fondamentale, infine, lo sguardo alla storia e ai significati legati al luogo, richiamati con semplicità attraverso arredi e vegetazione, perché il progetto paesaggistico non deve mirare al design, ma a svelare l’identità locale. E’ stato ed è tutt’ora difficile abituare gli abitanti di Lugano all’idea della trasformazione: quegli argini, nonostante i loro difetti, rappresentavano nel immaginario locale l’ultimo baluardo della “vecchia Lugano” e il pregiudizio nei confronti del nuovo è sicuramente alimentato dagli scempi che le trasformazioni moderne hanno generato. E’di primaria importanza perciò la comunicazione, attraverso restituzioni grafiche comprensibili ed efficaci e, come in questo caso, attraverso un cantiere “aperto” alla popolazione anche durante la realizzazione.E' questo solo un esempio del lavoro di Sophie Ambroise, che agisce anche a scala minore e con committenza privata. In ogni suo intervento, dagli Orti Sociali di Chiasso al Muse Ytl Hotel a Saint Tropez, Sophie non dimentica che lo spazio pubblico si sta ritraendo e che gli spazi privati rischiano di non dialogare con il paesaggio. Lo spazio pubblico va quindi reinventato, a partire dagli spazi di risulta, creando luoghi di socialità e familiarità, attraverso pratiche e materiali. Lo spazio privato va colto invece come occasione per ricomporre pezzi di paesaggio, gestendone i limiti, la cui somma forma lo spazio comune, e ricercando nel giardino ciò che non si ha, che al giorno d’oggi è l’armonia che nasce dal lavoro in accordo coi processi naturali, come nel caso dei giardini senza irrigazione di Olivier Filippi.Una lezione importante quella di Sophie Ambroise per i futuri paesaggisti: l’attenzione al dettaglio, che nasce sì dalla conoscenza, ma ancor di più dalla capacità di mettersi in ascolto del paesaggio e di tutte le sue componenti: i luoghi e la loro storia, i materiali utilizzati, le necessità della popolazione.

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